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DAL 16 AL 20 GENNAIO LA FIERA DI RIMINI TORNA A ESSERE IL BARICENTRO DEL FOODSERVICE INTERNAZIONALE CON SIGEP WORLD, THE WORLD EXPO FOR FOODSERVICE EXCELLENCE. UN’EDIZIONE CHE SEGNA UN DECISO CAMBIO DI PASSO, FORTE DI NUMERI DA SISTEMA GLOBALE E DI UN PALINSESTO SENZA PRECEDENTI: OLTRE 600 EVENTI, 8 ARENE TEMATICHE, 5 COMPETIZIONI INTERNAZIONALI E PIU' DI 250 RELATORI.
TRA TECNOLOGIA, INTELLIGENZA ARTIFICIALE, SOSTENIBILITÀ, STARTUP E NUOVI MODELLI DI BUSINESS, SIGEP WORLD SI CONFERMA PIATTAFORMA STRATEGICA DOVE LEGGERE IN ANTICIPO LE TRASFORMAZIONI DI GELATO, PASTRY, BAKERY, PIZZA E CAFFÈ. QUI IL FUTURO NON SI RACCONTA: PRENDE FORMA.

G-ASTRONOMICA
COPENAGHEN È UNA METROPOLI CHE VIVE IN DIALOGO COSTANTE CON L'ARIA: LA LUCE RADENTE, L’ACQUA CHE RIFLETTE IL CIELO DEL NORD, GLI SPAZI CHE INVITANO A GUARDARE OLTRE. QUESTA È LA GUIDA DEL G-ASTRONAUTA ALLA CAPITALE DANESE: QUATTRO GIORNI TRA ARCHITETTURE SOSTENIBILI, QUARTIERI CREATIVI, MUSEI CHE UNISCONO ARTE E SCIENZA E CUCINE CHE FONDONO TRADIZIONE E INNOVAZIONE.
DAL PLANETARIUM "TYCHO BRAHE" CON IL RISTORANTE GOURMET GEMINI AI PAESAGGI INDUSTRIALI DI REFSHALEØEN, DALLE ICONE DEL CENTRO STORICO ALLE VISIONI COSMICHE DELL’ALCHEMIST, LA PRIMA PARTE DEL VIAGGIO RIVELA IL LATO PIÙ AVANGUARDISTICO E CONTEMPORANEO DELLA CITTÀ.
NELLA SECONDA PARTE SI PASSA DAL SILENZIO DEL KONGENS HAVE ALLA STORIA DI ROSENBORG, DAI PROFUMI DI TORVEHALLERNE ALLA GALETTE DI BRETO, FINO ALLA RUNDETÅRN CON LA SUA MOSTRA SUL TEMPO PROFONDO. L'ULTIMA SERA SI ACCENDE POI A NØRREBRO, TRA BLÅGÅRDSGADE E IL BLÅGÅRDS APOTEK.

UN CARTELLONE DI OLTRE 300 EVENTI, 100 LOCATION E 300 GIORNI DI PROGRAMMAZIONE RIDISEGNA IL RAPPORTO TRA CENTRO URBANO E AREE INTERNE, METTENDO IN DIALOGO ARTE, PAESAGGIO E COMUNITÀ.
IN QUESTO RACCONTO CORALE ANCHE IL CIBO DIVENTA LINGUAGGIO CULTURALE: DALLA PANARDA AL RITO DI SANT’AGNESE, DAI SAPORI PASTORALI AI VINI D’ALTITUDINE, FINO A UNA RISTORAZIONE CONTEMPORANEA CHE ACCOMPAGNA LA RINASCITA DELLA BELLA CITTÀ ABRUZZESE. PERCHÉ A L’AQUILA LA CULTURA SI RESPIRA ANCHE A TAVOLA.

GENNAIO NON È IL MESE DELLE RINUNCE DETTATE DALLE MODE DEL MOMENTO, MA QUELLO DELLE SCELTE CONSAPEVOLI. IL MONDO DEL VINO PROPONE UN CALENDARIO FITTO DI APPUNTAMENTI CHE APRONO IL 2026 NEL SEGNO DELLA QUALITÀ, DELLA CULTURA, DEL BUON BERE E DELL’INCONTRO DIRETTO CON I PRODUTTORI.
TRA MOSTRE-MERCATO, GRANDI EVENTI PROFESSIONALI, E DEGUSTAZIONI TEMATICHE IL CALENDARIO DEI WINE LOVERS È LA GUIDA MENSILE DEL G-ASTRONAUTA PER ORIENTARSI TRA LE DATE AL TOP DA SEGNARE IN AGENDA.

SAN MICHELE APPIANO DOMINA LA STRADA DEL VINO COME UN FARO ALPINO DEDICATO ALLA BELLEZZA E ALLA PRECISIONE. NELLE SUE CANTINE MATURANO VINI PLURIPREMIATI, DALLA LINEA SANCT VALENTIN FINO ALLA CUVÉE APPIUS, INTERPRETAZIONE SUBLIME DEL TERRITORIO.
TRA LA NUOVA CANTINA DEDICATA AD APPIUS – UN TEMPIO DI LUCE, SILENZIO E ARCHITETTURA – E IL PROGETTO ARTISTICO CON ROBERT PAN, LA COOPERATIVA FONDATA NEL 1907 RINNOVA LA SUA PROMESSA: QUALITÀ SENZA COMPROMESSI, VISIONE CONTEMPORANEA E UNA PROFONDA IDENTITÀ. IL G-ASTRONAUTA VI GUIDA ALLA SCOPERTA DELL’ICONICA REALTÀ ALTOATESINA.


food & wine, turismo gastronomico, space e life style
C’È UN TRATTO DI TORINO IN CUI IL FIUME RACCONTA PIÙ DI QUANTO SEMBRI. TRA PONTE UMBERTO I E PONTE ISABELLA, NEL PARCO DEL VALENTINO, PRENDE AVVIO IL PRIMO CAPITOLO DI UN RACCONTO IN QUATTRO TAPPE PER RENDERE OMAGGIO AL CENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA PRIMA LINEA AEREA CIVILE ITALIANA: LA TORINO–TRIESTE.
QUI, DOVE NEGLI ANNI VENTI SORGEVA L’IDROSCALO CITTADINO, OGGI CONVIVONO CIRCOLI REMIERI STORICI, LOCALI AFFACCIATI SULL’ACQUA, MUSICA, CUCINA E SOCIALITÀ. UN CORRIDOIO VERDE E URBANO INSIEME, IN CUI LA MEMORIA DEL VOLO S'INTRECCIA CON IL VIVERE CONTEMPORANEO DEL PO.
RINASCE IN PIAZZA STATUTO UNO DEGLI INDIRIZZI PIÙ ICONICI DI TORINO: LA STORICA DROGHERIA CAVALETTO SI RIPRESENTA AI TORINESI COME “LO SPAZIO ESPRESSO”, UN LUOGO CONTEMPORANEO CHE UNISCE MEMORIA E CREATIVITÀ. AFFACCIATO SOTTO I PORTICI, QUESTO AMBIENTE MODULABILE DIVENTA TEMPORARY STORE, POP-UP, SPAZIO ESPOSITIVO, SALOTTO PER PRESENTAZIONI ED ESPERIENZA DA VIVERE.
LA CORNICE IDEALE PER RACCONTARE PROGETTI, LANCIARE PRODOTTI, OSPITARE DEGUSTAZIONI ED EVENTI AZIENDALI. SCOPRIAMO IN ANTEPRIMA UN NUOVO PUNTO DI RIFERIMENTO PER CHI CERCA VISIBILITÀ, ATMOSFERA E UN CONTESTO RICCO DI STORIA NEL CUORE DI TORINO.
LA CASA DEL PINGONE È UN PICCOLO UNIVERSO SOSPESO NEL CUORE DI TORINO, DOVE UN PALAZZO RINASCIMENTALE RITROVA NUOVA VITA GRAZIE A UN RECUPERO IMPECCABILE E DIVENTA BOUTIQUE HOTEL, CAFFETTERIA, COCKTAIL BAR E RISTORANTE FINE DINING.
TRA AFFRESCHI DEL CINQUECENTO, TRACCE MEDIOEVALI E ATMOSFERE RAREFATTE, LA CUCINA ESSENZIALE E CONTEMPORANEA DELLO CHEF LORENZO CHERUBINI DIALOGA CON SECOLI DI STORIA. UN LUOGO CHE ACCOGLIE, AFFASCINA E SORPRENDE: SCENARIO IDEALE PER LA CENA SPAZIALE DEL 16 DICEMBRE.

IN OCCASIONE DELLA WORLD SPACE WEEK 2025, IL G-ASTRONAUTA FIRMA UNA CARTOLINA SPECIALE DA PARIGI, LA CITTÀ EUROPEA CHE PIÙ DI OGNI ALTRA UNISCE ELEGANZA, STORIA E RICERCA SPAZIALE. TRA LE LUCI DELLA SENNA E IL FASCINO DEI BOULEVARD, LA VILLE LUMIÈRE RIVELA UN’ANIMA SCIENTIFICA POCO CONOSCIUTA: DAL MUSÉE DE L’AIR ET DE L’ESPACE DI LE BOURGET, DOVE CONVIVONO CONCORDE E RAZZI ARIANE, AL QUARTIER GENERALE DELL’ESA, CUORE DELLE MISSIONI EUROPEE VERSO LUNA E MARTE, FINO ALL’OBSERVATOIRE DE PARIS-PSL, FONDATO NEL 1667 E ANCORA OGGI PUNTO DI RIFERIMENTO MONDIALE PER L’ASTRONOMIA.
UN ITINERARIO CHE INTRECCIA SCIENZA, CULTURA E PIACERE DI VIVERE, ARRICCHITO DA SOSTE GOURMAND IN BISTROT E RISTORANTI DELLA CAPITALE FRANCESE. PERCHÉ ANCHE A PARIGI, TRA UN PIATTO DI ENTRECÔTE E UNA VISTA SULLA TORRE EIFFEL, SI PUÒ SCOPRIRE QUANTO IL FUTURO DELL’UOMO RESTI SCRITTO NELLE STELLE.
Grandi Langhe e il Piemonte del Vino 2026 torna alle OGR di Torino il 26 e 27 gennaio con oltre 500 cantine e migliaia di operatori accreditati. In programma anche l’Anteprima aperta al pubblico domenica 25 e nuove iniziative territoriali
Le Cantine Marisa Cuomo raccontano la viticoltura eroica di Furore: vigne a pergola sulla roccia, mare e vento della Costa d’Amalfi. Un viaggio nella Terra Furoris tra storia, territorio e vini straordinari
IL NUOVO MUSEO RATTI RACCONTA L'ANIMA DEL BAROLO
COCTA RISTO SOCIAL CLUB È LA NUOVA “SUPER-OSTERIA” DA PROVARE A ROMA
WÉMA, LA PIZZA DIVENTA POST-TRADIZIONALE AL CERTOSA DISTRICT
A La Morra riaprono le antiche cantine del Monastero dell’Annunziata: un percorso moderno e coinvolgente dedicato alla visione di Renato Ratti e alla storia dei vini di Langa
Nel cuore del Certosa District di Milano, il nuovo Wéma firmato da Velvet Studio reinterpreta la pizza napoletana in chiave pop, tra design industriale e spirito urbano
Nuova apertura nel quartiere Pietralata: cucina contemporanea, social table, mixology e vintage corner per un progetto giovane che ridisegna l’idea di convivio urbano




LA BAGNA DELLA MERLA SCALDA L'INVERNO IN OLTRE 100 LOCALI
CREDA: LA CUCINA DEL RICORDO NELLA SCUOLA DI EATALY
A MILANO L'OLIO EVO PARLA IL LINGUAGGIO DEI SENSI
A partire dal 19 gennaio e fino a maggio, la cucina del ricordo firmata CreDa – Gastronomia Popolare entra nella Scuola di Eataly con un ciclo di didattiche e incontri che attraverserà l’Italia e arriverà fino a Parigi. Protagonisti del progetto sono Crescenzo Morlando e Dario Pisani, chef di origini campane e milanesi d’adozione, uniti dall’idea di una cucina capace di raccontare memoria, convivialità e semplicità, trasformando i gesti quotidiani in patrimonio culturale condiviso. Il percorso toccherà le sedi Eataly di Milano, Torino, Firenze, Bologna e Roma, superando i confini nazionali con una tappa nella capitale francese. Al centro delle didattiche, i piatti simbolo della Gastronomia Popolare: mozzarella in carrozza, pasta patate e provola, polpette al sugo, pastiera napoletana e zeppole, con variazioni stagionali nelle città che ospiteranno più appuntamenti. Ogni incontro diventa così un’esperienza immersiva che insegna, emoziona e unisce, proprio come una tavola di casa, riaffermando il ruolo del cibo come strumento di cultura, identità e relazione. Info al +39 327 8995646.
Dal 22 al 24 gennaio, a Rho–Milano, torna Olio Officina Festival, l’happening internazionale che da quindici edizioni lavora per costruire una vera cultura dell’olio extravergine di oliva e dei condimenti, non solo come ingredienti da cucina ma come strumenti di conoscenza, benessere e consapevolezza. Ideato e diretto da Luigi Caricato, il festival si svolge al Centro Congressi Mantovani Furioli e propone tre giornate dense di eventi, rivolgendosi tanto al pubblico professionale quanto agli appassionati curiosi. Il tema guida di quest’anno è Sensoriale, una parola chiave che invita a riconsiderare il rapporto con l’olio attraverso tutti i sensi. Non solo assaggio, dunque, ma osservazione, olfatto, tatto, memoria ed emozione, per scoprire come ogni olio sia un universo espressivo a sé, legato agli olivigni, ai territori e alle scelte produttive. In programma workshop, tavole rotonde, scuole di assaggio, banchi di degustazione, mostre, spettacoli e uno spazio letterario che conferma la vocazione culturale del festival. Info e programma su https://www.olioofficina.it/
Dal 29 gennaio al 1° febbraio torna la Bagna della Merla, prosecuzione invernale del Bagna Cauda Day, pronta a scaldare quelli che per la tradizione sono i giorni più freddi dell’anno. Oltre 100 locali tra ristoranti, cantine, osterie e agriturismi aderiscono a questa edizione diffusa, trasformando la bagna cauda in un grande rito collettivo che attraversa Piemonte e territori limitrofi, rinnovando lo spirito conviviale che da anni rende unico l’evento di fine novembre. Ideata e promossa dall’Associazione Astigiani, l’iniziativa conferma anche la sua dimensione culturale e responsabile: gli utili vengono infatti destinati a iniziative di solidarietà e tutela ambientale. Intanto cresce la partecipazione creativa dei bagnacaudisti: dal Bagna Cauda Day 2025 sono arrivate oltre 500 proposte per il motto che comparirà sul Bavagliolone 2026. Una giuria selezionerà i 30 slogan finalisti, che saranno sottoposti a referendum online dal 26 gennaio al 1° febbraio; ai dieci più votati andrà una cantinetta offerta dalla Cantina di Nizza. Il prezzo resta fissato a 30 euro, con vino a 15 euro, info su www.bagnacaudaday.it.

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I GESTI QUOTIDIANI CHE RENDONO LA CUCINA ITALIANA PATRIMONIO UNESCO
Uscito a ottobre per Laterza, Tutti a tavola. Perché la cucina italiana è un patrimonio dell’umanità di Massimo Montanari e Pier Luigi Petrillo si inserisce con tempismo nel dibattito che ha accompagnato la candidatura della cucina italiana all’UNESCO, offrendo al lettore gli strumenti culturali e concettuali per comprenderne il senso profondo. Oggi, alla luce dell’iscrizione ufficiale del dossier “La cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale” nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità, avvenuta lo scorso 10 dicembre durante la 20ª sessione del Comitato intergovernativo tenutasi a Nuova Delhi, il libro si rivela una guida chiara e rigorosa a ciò che è stato effettivamente riconosciuto.
Montanari e Petrillo chiariscono fin dalle prime pagine un punto centrale: non sono state candidate ricette, prodotti o tecniche, ma il significato culturale e sociale del cucinare nella vita quotidiana degli italiani, non solo nelle sue espressioni più alte ma nelle pratiche comuni. La cucina italiana viene raccontata come una realtà storica di lungo periodo, cresciuta sotto il segno dell’ibridazione, dello scambio e della contaminazione con altre culture. È “italiana” proprio perché plurale, locale e al tempo stesso condivisa.
Il libro procede per domande più che per affermazioni, smontando con metodo molti fraintendimenti diffusi sull’identità gastronomica nazionale. Attraverso esempi, storie e riflessioni, emerge una cucina profondamente incorporata nel sentire comune, praticata nella normalità dei gesti quotidiani, capace di tenere insieme dimensione popolare ed élite, tradizione e trasformazione.
La scrittura è accessibile ma mai semplificata, con un equilibrio riuscito tra taglio storico, antropologico e divulgativo. Tutti a tavola non celebra, non rivendica, non idealizza: spiega. E proprio per questo accompagna con efficacia il riconoscimento UNESCO, aiutando a comprenderne il valore culturale più autentico. Un libro utile per leggere la cucina italiana non come simbolo identitario chiuso, ma come patrimonio vivente, dinamico, condiviso e universale.


QUANDO IL CU FA DISCUTERE
IL RAME NEL VINO SPIEGATO TRA SCIENZA E IRONIA

Nel breve ma intenso Manifesto del Cu, in uscita a dicembre per Ampelos, il rame diventa il protagonista inatteso di un racconto insieme scientifico, provocatorio e ironico. In appena 63 pagine, gli autori — l’enotecario Jean-Charles Halley, l’“indagatore del gusto dei pesticidi” Jérôme Douzelet e lo scienziato Gilles-Éric Séralini — costruiscono un piccolo libro militante che usa la forma del manifesto per fare chiarezza su una sostanza al centro del dibattito europeo: il Cu, simbolo chimico del rame.
A sostenere il ritmo del testo sono le illustrazioni di Chaunu, che aggiungono leggerezza a un tema tutt’altro che leggero. Il rame viene osservato in tutte le sue dimensioni: elemento essenziale alla vita, protagonista storico della viticoltura biologica attraverso la poltiglia bordolese, alternativa ai pesticidi di sintesi e oggetto di controversie sulla salute e sull’ambiente. Il libro affronta questi nodi con un linguaggio diretto, sostenuto da un approccio divulgativo che non rinuncia alla precisione.
C’è anche spazio per il “gusto del Cu”, un tema che Halley e Douzelet trattano con la competenza di chi il vino lo vive nella quotidianità, mentre Séralini interviene con il rigore dello scienziato. Ne nasce un’opera di attualità, che unendo divulgazione e satira invita a fare chiarezza su un tema sempre più al centro del dibattito europeo. Concludendo con un’esortazione semplice e programmatica: «Muoviamo il Cu!».

LA STRADA, LA PASSIONE, I SOGNI, LA CUCINA MAESTRA DI VITA DI ABOU ZAKI

Ecco il romanzo di formazione di uno chef che ha trasformato un’intuizione infantile in un destino. Richard Abou Zaki affida a queste pagine un racconto limpido, sincero, spesso travolgente, che segue il filo di una vocazione nata lontano – in Romania – e cresciuta in Italia, tra sacrifici, passione e una fame di conoscenza che non si è mai spenta.
Il volume, in uscita il 5 dicembre per Maretti Editore, ricostruisce con ritmo serrato il suo viaggio: l’arrivo da bambino in un Paese nuovo, la presenza discreta e fondamentale della madre, l’ingresso all’Alberghiero di Serramazzoni, dove il cibo diventa linguaggio e strada da percorrere senza esitazioni. Poi la gavetta vera, quella che non concede sconti: le cucine leggendarie del Gavroche di Michel Roux Jr., l’approdo all’Osteria Francescana di Massimo Bottura, i turni massacranti che però scolpiscono competenza, carattere e una visione sempre più nitida.
Abou Zaki racconta tutto con un’ironia lieve e una passione contagiosa, rivelando il dietro le quinte di un’ascesa che sembra impossibile e che invece è la somma di sforzi quotidiani. Il culmine è l’apertura di Retroscena a Porto San Giorgio, coronata dalla stella Michelin nel 2021, quando Abou Zaki aveva appena 24 anni. Un successo che non diventa traguardo, ma moltiplicatore di energie: da lì nascono un ristorante, una pizzeria, un ramen bar, e perfino una popolarità televisiva che lo consacra come simbolo nella sua terra natale.
In Cooking my dreams la cucina diventa specchio identitario, disciplina emotiva e atto creativo. Il risultato è un libro vivo, pulsante, capace di parlare non solo agli appassionati di gastronomia ma a chiunque creda che i sogni, quando incontrano la tenacia, possano davvero trasformarsi in futuro.

FISIOLOGIA DEL GUSTO
IL CLASSICO CHE HA INVENTATO LA GASTRONOMIA MODERNA

Ci sono libri che non invecchiano perché contengono già tutto ciò che verrà. La Fisiologia del gusto di Jean-Anthelme Brillat-Savarin, riproposta da Slow Food Editore per celebrare i due secoli dall’uscita, appartiene esattamente a questa categoria: opere che hanno acceso una miccia culturale destinata a bruciare per generazioni. Pubblicato nel 1825, il volume è il primo vero tentativo, compiuto e lucidissimo, di dare all’arte della cucina e al convivio lo stato e la dignità di scienza.
Brillat-Savarin aveva una vita movimentata, tra Belley, Parigi, la Svizzera e gli Stati Uniti, nel pieno della tempesta rivoluzionaria. Magistrato di professione, scrittore per necessità espressiva, è diventato il padre della gastronomia moderna quasi per destino naturale. Il merito sta tanto nella sua struttura quanto nella visione che l’autore coltiva. Non insegna e non giudica, accompagna. E, soprattutto, non perde mai la leggerezza di chi sa che il piacere della tavola è un atto culturale prima ancora che culinario. Il libro è organizzato in una serie di meditazioni che scorrono come un dialogo col lettore: riflessioni sulla fisiologia, racconti, aneddoti e piccole memorie personali si intrecciano in un mosaico che restituisce un altro modo di considerare il cibo. Non più solo nutrimento, ma piacere, conoscenza, identità. Un viaggio nella cultura occidentale quando ancora non esistevano guide, manuali o rubriche gastronomiche, e la parola “gourmet” stava muovendo i primi passi nel lessico europeo.
Questa nuova edizione, impreziosita dalla prefazione di Simonetta Agnello Hornby e dall’introduzione di Carlo Petrini, colloca il testo nel suo giusto orizzonte: quello di un’opera pionieristica, capace di dialogare con il presente pur essendo nata in un’epoca molto più lenta, fatta di carrozze, salotti letterari e tavole illuminate da candele. Leggerla oggi significa ritrovare una voce che parla ancora con sorprendente attualità, perché le domande poste allora – che cosa significa mangiare bene, perché condividere il cibo ci rende umani, quale rapporto esiste tra piacere e conoscenza – continuano a essere le nostre.

DELLA SAGGEZZA DEL GUSTO, OLTRE LE “GASTROMANIE” DEL TEMPO

Il gusto come esperienza di Nicola Perullo torna in libreria in una nuova edizione che conferma l’attualità di un testo ormai classico per chi si interroga sul significato profondo del mangiare. Pubblicato nella collana Slowbook di Slow Food Editore, il volume affronta una questione solo apparentemente semplice: che cos’è davvero il gusto, e perché merita di essere preso sul serio. Perullo ribalta una gerarchia antica, quella che ha a lungo relegato il gusto tra i sensi “minori”, legati al corpo e quindi sospetti sul piano culturale.
Qui il gusto diventa invece un’esperienza complessa, in cui corpo e mente dialogano continuamente, così come natura e cultura, piacere e consapevolezza. Mangiare non è solo soddisfare un bisogno né collezionare emozioni, ma entrare in relazione con il mondo, con gli altri e con se stessi. Si attraversano diversi registri dell’esperienza alimentare: dal piacere immediato al sapere riflessivo, fino a una dimensione spesso trascurata ma decisiva come l’indifferenza, che dice molto del nostro rapporto quotidiano con il cibo. Da questo percorso emerge l’idea di una “saggezza del gusto”, intesa non come codice morale o insieme di regole, ma come atteggiamento aperto, elastico, capace di riconoscere valore tanto nell’alta cucina quanto nei gesti più semplici e ordinari. Il merito principale del saggio sta nel linguaggio: chiaro, accessibile, mai banalizzante, ma solido sul piano teorico. I riferimenti filosofici e culturali sono presenti, ma non schiacciano il lettore; funzionano piuttosto come strumenti per orientarsi in un panorama segnato dalla sovraesposizione mediatica del cibo e dalle derive della “gastromania” contemporanea.
Il gusto come esperienza non è un libro per “iniziati”, né un manifesto ideologico. È piuttosto una bussola critica, utile per chi vuole tornare a pensare il cibo come relazione viva ed ecologica, sottraendolo alla logica del feticcio e della pura performance. Un testo che invita a rallentare, osservare e ascoltare, anche a tavola.

LA STORIA VERA (E INCREDIBILE) DI ANDRÉE IMBERT, QUANDO LA CUCINA NUTRE LA STORIA

Una corona di fiori su una tomba nel Sud della Francia, con la dedica: «To Andrée, with love and gratitude. The Kennedy Family». Da quel mistero prende avvio La cuoca dei Kennedy (Slow Food Editore, collana AsSaggi), il libro in cui Valérie Paturaud ricostruisce l’incredibile vita di Andrée Imbert, la donna che per vent’anni lavorò nella casa dei Kennedy diventando testimone silenziosa della loro quotidianità.
La sua è una vicenda che attraversa il Novecento. Nata in una Francia rurale e povera, “bimba di nessuno”, Andrée passa da una famiglia all’altra fino a trovare nella cucina la sua libertà. Lavora prima a Lione, poi sulla Costa Azzurra, per approdare infine a New York e negli Stati Uniti, dove il suo talento la porta nelle cucine di alcune delle famiglie più influenti del secolo. È lì che entra a servizio dei Kennedy, partecipando da dietro le quinte ai momenti che hanno segnato la Storia: l’occupazione nazista, la Guerra del Vietnam, lo sbarco sulla Luna.
Dalla residenza di Palm Beach alle estati a Hyannis Port, il racconto si snoda tra profumi di torte al cioccolato e il ritmo febbrile della politica americana. Paturaud riesce a mescolare la dimensione privata alla grande cronaca, restituendo il ritratto di una donna schiva ma determinata, per cui la cucina diventa linguaggio, mestiere e riscatto.
La cuoca dei Kennedy è un affresco vivido e preciso dell’America del secolo scorso, visto attraverso una porta di servizio che si rivela privilegiata. E Andrée Imbert, con la sua grazia discreta, finisce per incarnare un’intera generazione di donne che, pur restando ai margini del potere, ne hanno conosciuto ogni giorno il volto più umano.

BASTA UNA GOCCIA
IL CORAGGIO DELLE DONNE CHE CAMBIANO IL MONDO
A volte basta davvero una goccia per innescare un cambiamento. Così si apre Basta una goccia (Slow Food Editore), un volume che racconta dodici storie di donne capaci di trasformare una vita difficile in un laboratorio di futuro. Donne che hanno saputo piegare il dolore in riscatto, il lavoro della terra e della cucina in linguaggi nuovi, restituendo al cibo la sua essenza più vera: strumento di identità e di libertà.
La scrittura intreccia biografia e racconto corale, dando voce a figure straordinarie che hanno seminato dignità e costruito impresa. C’è Maria Grammatico, la bambina cresciuta tra le mura austere del convento di San Carlo a Erice, che ha saputo trasformare le notti fredde passate accanto al forno in un destino dolcissimo: la sua pasticceria è oggi un simbolo della Sicilia e di una femminilità che resiste. C’è Pina Amarelli, che dalla storica fabbrica di liquirizia di famiglia ha saputo trarre un emblema del made in Italy. Accanto a loro, pastore, apicoltrici, cuoche, imprenditrici che hanno fatto dell’amore per il cibo una scelta radicale, a volte solitaria, ma sempre fertile di conseguenze. Sono storie intense, struggenti, illuminate dalla forza silenziosa delle protagoniste. Il cibo, qui, non è solo nutrimento: è un linguaggio politico, un atto poetico, un gesto di cura. Nei dodici ritratti emergono le cicatrici del passato, ma soprattutto la capacità di rovesciarle in energia creativa, di farsi collettività attraverso il lavoro quotidiano.
La collana AsSaggi conferma così la sua vocazione: restituire al lettore libri che siano al tempo stesso testimonianza e invito a guardare oltre. Basta una goccia è una lettura che tocca corde profonde, perché ci ricorda che non servono fiumi per cambiare il mondo: a volte basta una goccia, se sa cadere al momento giusto.
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Maurizio Maschio è giornalista iscritto all'Ordine Nazionale dei Giornalisti, tessera n° 145296

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