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WINE STORIES

IL G-ASTRONAUTA - TENUTE BALLASANTI: SULL'ETNA L'ARTE INCONTRA IL VINO

TENUTE BALLASANTI

SULL'ETNA L'ARTE INCONTRA IL VINO

A GIARRE NASCE IL NUOVO PARCO ARTISTICO PERMANENTE “DELLA TERRA E DELL’ARTE”: CINQUE ARTISTI INTERNAZIONALI, OPERE SITE-SPECIFIC E UN PERCORSO TRA VIGNETI E PIETRA LAVICA CHE TRASFORMA LA CANTINA IN UNO SPAZIO CULTURALE A CIELO APERTO

 

Cinque artisti, un vigneto che diventa spazio espositivo e l’Etna a fare molto più che da scenografia. Tenute Ballasanti apre un nuovo capitolo della propria storia inaugurando a Giarre (Catania), sul versante orientale del vulcano “Ballasanti: Della Terra e Dell’Arte, Parco Artistico permanente dove arte contemporanea, vino e paesaggio entrano in relazione senza gerarchie. 

 

Dimentichiamoci però l’idea di qualche scultura piazzata tra i filari per rendere più instagrammabile le visite in vigna. Il progetto nato in casa Ballasanti ha un’ambizione decisamente più articolata: trasformare parte della tenuta in un percorso culturale a cielo aperto, nel quale le opere siano concepite per il luogo, dialoghino con vigneti, pietra lavica e vegetazione e possano cambiare nel tempo insieme alla luce, alle stagioni e al clima dell’Etna. A inaugurare il percorso sono le opere di Antonio Marras, Claudia Losi, Cesare Fullone, Alessandro Lupi e Laura Pugno, cinque autori con linguaggi differenti ma accomunati da una ricerca che, in modi diversi, ha già affrontato il rapporto tra arte, ambiente e spazio. Alla direzione artistica ci sono Gaia Morgana Gualandris, dalla cui idea il progetto ha preso forma, e la storica e critica d’arte Francesca Alfano Miglietti

 

È il nuovo tassello di una cantina giovane come progetto imprenditoriale, ma costruita sopra una storia molto più antica. Perché per comprendere Ballasanti bisogna partire da prima del vino imbottigliato, prima del Parco e persino prima dell’azienda: bisogna tornare a una famiglia, a una collina e a quel vento dell’Etna che, secondo il racconto tramandato di generazione in generazione, era talmente forte da far “ballare anche i santi”
 

DA DON LORENZO A MANUELA: BALLASANTI PRIMA DI BALLASANTI

La storia comincia all’inizio del Novecento con Don Lorenzo, bisnonno materno di Manuela Seminara, che sulle pendici dell’Etna coltivava già la vite. Il vino prodotto dalla famiglia prendeva allora la via del mare verso la Francia, secondo una consuetudine diffusa nella Sicilia dell’epoca. Quando nacquero i suoi figli Don Lorenzo piantò inoltre due pini marittimi: sono ancora lì, quasi un secolo dopo, a raccontare molto bene il rapporto tra questa famiglia e la propria terra. 

 

Il nome arriva invece da Donna Mara. Nelle giornate di Grecale raggiungeva la sommità della collina, si sedeva su una panchina con “a Muntagna” alle spalle e il Mar Ionio di fronte e scioglieva al vento i lunghi capelli bianchi. Lassù, diceva, soffiava così forte da fare “ballare anche i santi”. E Ballasanti rimase. A raccogliere l’eredità fu poi il figlio Don Angelo, nonno di Manuela. Nella proprietà convivevano vigne di Carricante e Nerello Mascalese con agrumi, ulivi, castagni, fichi, fichi d’India, corbezzoli, melograni e altre colture: quella biodiversità della quale oggi si parla molto qui faceva semplicemente parte del modo di lavorare la campagna. Don Angelo, che aveva perso quasi completamente la vista dopo un incidente durante la guerra, continuò a occuparsi della terra e trasmise alla nipote un insegnamento rimasto centrale nella filosofia della tenuta: prima di coltivarla bisogna imparare ad ascoltarla.

 

Poi la vita porta Manuela Seminara lontano dalla Sicilia: gli studi, Bruxelles, Milano e una carriera internazionale nel settore dei semiconduttori. Ballasanti però resta lì. La svolta arriva tredici anni fa grazie al marito Fabio Gualandris, astrofisico, innovatore e manager del mondo high-tech. In occasione dei quarant’anni di Manuela decide di ricomprare, uno dopo l’altro, i terreni che nel tempo si erano separati dalla proprietà originaria, ricostituendo progressivamente l’antico nucleo familiare. Da quel regalo prende forma qualcosa di molto più grande: nuovi appezzamenti, personale del territorio, il progetto della cantina e l’idea di riportare la viticoltura al centro del futuro di Ballasanti. 

 

Oggi la proprietà si estende per circa 19 ettari, con 7,5 ettari vitati in produzione e altri 5 ettari vitati in coltivazione, distribuiti tra i versanti Est e Nord-Est dell’Etna. Due le varietà sulle quali l’azienda ha deciso di concentrare il proprio lavoro: Carricante e Nerello Mascalese. Tre, invece, i vigneti e tre le quote attraverso cui Ballasanti prova a leggere il vulcano. Tenace, in Contrada Chiusitti, arriva a circa 850 metri ed è il vigneto più alto della proprietà; Sublime, nel territorio di Piedimonte Etneo, si trova a 650 metri e comprende vigne vecchie e nuove di Nerello Mascalese; Temerario, a San Giovanni Montebello, scende invece a 450 metri ed è il vigneto storico della famiglia, quello dove si trova “‘U Ballasanti”, il luogo dal quale tutto è partito. 

 

SEI VINI, UNA FAMIGLIA E UN VULCANO DA RACCONTARE

Anche i vini seguono questa trama familiare. Ballasanti produce sei etichette, due delle quali Selezioni Etna DOC, costruendo accanto alla lettura dei singoli vigneti una narrazione ispirata agli archetipi del femminile e del maschile e affidata sul piano enologico al piemontese Luca Caramellino

 

L’Etna Bianco DOC è dedicato a Gaia Morgana; il Donna Manuela Etna Bianco DOC Selezione, prodotto a partire dalla parcella più alta del vigneto Tenace, porta invece il nome della donna che ha riportato al centro della propria vita la terra di famiglia. Con il Donna Mara Etna Rosso DOC Selezione si torna all’origine stessa del nome Ballasanti e alla figura della bisnonna, mentre l’Etna Rosso è dedicato a Fabio. L’Etna Rosato racconta i figli Simone e Davide e il Sicilia DOC Nerello Mascalese, proveniente dal vigneto Temerario, è dedicato a Lorenzo. Sei vini che non vogliono quindi limitarsi a interpretare altitudine, esposizione e suolo, ma utilizzare il calice per mettere insieme il vulcano con le persone che ne hanno costruito la storia.

 

Ed è proprio da questa impostazione che nasce il passaggio successivo. Se il vino può raccontare un territorio, perché dovrebbe essere l’unico linguaggio a farlo? 

 

L’idea di “Ballasanti: Della Terra e Dell’Arte” prende forma nel 2022, mettendo al centro un concetto di bellezza che per la famiglia non coincide solamente con l’estetica, ma comprende la cura della produzione, il rispetto dell’ecosistema e la qualità delle relazioni costruite attorno alla tenuta. È Gaia Gualandris a trasformare questa visione in un progetto artistico e ad avviare, insieme a Francesca Alfano Miglietti, un percorso nel quale agli artisti viene chiesto non di utilizzare il paesaggio come sfondo, ma di lasciarsi guidare dalle caratteristiche dell’Etna. 

 

La differenza non è secondaria. Qui l’opera non dovrebbe prevalere sulla natura: deve accettare di convivere con essa. Luce, vento, pioggia, vegetazione e trascorrere del tempo possono modificarla e diventare, di fatto, parte del processo creativo. Il riferimento guarda alla Land Art e alle esperienze dei grandi parchi d’arte contemporanea, ma l’obiettivo è costruire sull’Etna un’identità propria.

IL G-ASTRONAUTA - TENUTE BALLASANTI: SULL'ETNA L'ARTE INCONTRA IL VINO

DA ANTONIO MARRAS ALLA LIGHT ART: LE PRIME OPERE DEL PARCO

 

Il primo nucleo del Parco mette insieme cinque personalità molto diverse. Antonio Marras, da sempre capace di muoversi tra moda, arte, teatro, design e cinema, ha realizzato per Ballasanti “ANBBRAZZAME”, composta da nove pezzi in ceramica. 

 

Claudia Losi, la cui ricerca affronta il paesaggio come spazio di relazione fra umano e non umano, firma invece “Inframondi”, sette sculture in argilla refrattaria chamotte e biglie di vetro. La materia vulcanica entra direttamente nel lavoro di Cesare Fullone, autore de “La Serie di Dio”, cinque pezzi in pietra lavica, ceramica e oro. Con Alessandro Lupi si passa invece alla relazione tra spazio e luce: “Surgiri” è un’installazione site-specific che utilizza corten, cemento, supermirror inox, pigmenti fluorescenti, luce UV, sensori e led. A completare il primo gruppo è Laura Pugno con “Terre delle Origini”, realizzata in ceramica e pietra lavica. La sua ricerca sul confine tra umano e non umano e sull’incontro tra arte, scienza ed ecologia trova inevitabilmente sull’Etna un terreno particolarmente fertile.

 

 

Il percorso attraversa inoltre un vero giardino diffuso tra ulivi, querce, rosmarini, rose, melograni, limoni e ginkgo biloba e non è pensato come un progetto concluso. Ballasanti punta, infatti, a ospitare nel tempo nuove residenze d’artista, performance ed eventi culturali, facendo della tenuta non soltanto un luogo di produzione vitivinicola, ma anche uno spazio di produzione e confronto culturale.

 

Il Parco è già entrato a far parte delle esperienze enoturistiche di Tenute Ballasanti, affiancando alla degustazione la visita delle installazioni e la scoperta del paesaggio. Ed è forse proprio questo l’aspetto più riuscito dell’operazione: Ballasanti non prova a mettere insieme vino e arte perché sono due mondi che funzionano bene nella stessa fotografia. Prova a farli partire dalla stessa materia. La terra. Quella nera dell’Etna, capace da oltre un secolo di tenere insieme la storia di una famiglia, le radici della vite e, da oggi, anche quelle dell’arte.

 

Per informazioni, visite ed esperienze in cantina è possibile contattare Tenute Ballasanti, in via Coriolano 12, 95014 Giarre (CT), al numero +39 324 848 7176 oppure scrivere a cantina@tenuteballasanti.it. Tutti gli aggiornamenti sull’azienda, sui vini, sul Parco Artistico e sulle attività enoturistiche sono disponibili sul sito ufficiale tenuteballasanti.it. 

 

 

 

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