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FOOD & MIXOLOGY


A POCHI PASSI DAL CASTELLO SFORZESCO, IL RAFFINATO RISTORANTE CON AMERICAN BAR RILANCIA IL PROGETTO GUIDATO DALLO CHEF ROBERTO CONTI, UNENDO TRADIZIONE ITALIANA, TECNICA FRANCESE E INNOVAZIONE NEL SEGNO DEL COMFORT
Nel centro di Milano, a pochi passi dal Castello Sforzesco, basta lasciarsi alle spalle il flusso continuo di via Dante, imboccare via Giulini e varcare la soglia di Casa Camperio per ritrovarsi improvvisamente in una dimensione diversa. Il lungo corridoio d'ingresso accompagna gli ospiti verso una sala ovattata, dove la frenesia della città lascia il posto a un'atmosfera fatta di luce morbida, velluti, legni masselli e arredi che richiamano il design californiano-danese degli anni Cinquanta.
La cucina e l'American bar si osservano da estremi opposti dello stesso ambiente, quasi a suggerire che qui il racconto gastronomico non si fermi al piatto, ma continui naturalmente nel bicchiere. A completare il percorso c'è anche un raccolto giardino interno, autentico rifugio urbano nel cuore della metropoli, arredato con pezzi vintage che sembrano usciti da una villa hollywoodiana del dopoguerra.
Un ambiente elegante ma rilassato, dove il concetto danese di hygge, il piacere di stare bene insieme, diventa la chiave di lettura di un'ospitalità che privilegia il comfort senza rinunciare alla ricerca estetica. È proprio in questa cornice che prende forma il nuovo capitolo di Casa Camperio, oggi destinato a diventare uno degli indirizzi più interessanti della ristorazione milanese.

Il cambiamento passa innanzitutto dalla cucina. Dopo aver guidato negli ultimi anni la proposta gastronomica del ristorante, Roberto Conti ha scelto di concentrare qui tutte le proprie energie, diventando non soltanto resident chef, ma anche socio insieme alla famiglia Lascatti, presente da oltre trent'anni nel panorama della ristorazione meneghina. Una scelta che racconta la volontà di costruire un progetto stabile, capace di crescere nel tempo, servizio dopo servizio, lontano dalle mode passeggere e dalle aperture destinate a bruciare rapidamente il proprio entusiasmo.
La filosofia dello chef è chiara e riconoscibile. La tecnica contemporanea c'è, ma rimane volutamente invisibile. L'obiettivo non è stupire attraverso effetti speciali o costruzioni fini a sé stesse, bensì restituire al cliente sapori immediatamente leggibili, poggiati sulle solide fondamenta della cucina francese e della tradizione italiana. Un equilibrio che emerge sia nei due percorsi degustazione, Tradizione e Percorso Creativo, sia nella carta, costruita come un dialogo continuo tra memoria gastronomica e innovazione.


«La mia formazione è stata costruita un passo alla volta, anche attraverso esperienze molto diverse tra loro e con chef come Carlo Cracco, Andrea Berton e Pietro Leemann, ognuno dei quali mi ha lasciato qualcosa di importante - racconta Roberto Conti. Dalla scuola francese ho ereditato soprattutto il rigore tecnico, il lavoro sulle salse e sui condimenti, mentre da queste esperienze è nata l'idea di una cucina dove la tecnica non deve mai prevalere sul gusto. Oggi mi piace concentrarmi sulla materia prima e sulla cottura, lasciando al cliente la possibilità di costruire il proprio percorso tra preparazioni crude, al vapore o alla brace. È un approccio che guarda anche a ciò che stanno facendo grandi nomi come Alléno a Londra, ma che interpretiamo secondo la nostra identità e il nostro modo di intendere l'ospitalità»
Così il Vitello Tonnato conserva la ricetta classica arricchita da capperi soffiati di Pantelleria e fondo di carne, mentre il Riso alla milanese viene servito con ossobuco e gremolada nel pieno rispetto della tradizione. Il Tiramisù, preparato davanti agli ospiti, restituisce invece il piacere del gesto e della convivialità. Accanto a questi grandi classici trovano posto piatti più personali, come la Sarda ripensata attraverso il carpione e una confettura di cipolla in agrodolce, il sorprendente Tagliolino con liquirizia e caffè, oppure il provocatorio Brasato non brasato, che dietro il nome nasconde una delicata zuppa di pesce e alghe.
Grande attenzione viene riservata anche alla materia prima. Lo dimostrano la Capasanta accompagnata da mousseline al Parmigiano, tartufo nero e aria di Champagne, la Spigola alla Mugnaia, raffinata reinterpretazione di un classico francese, l'Asparago con latte di Parmigiano e salicornia, la Carota proposta in differenti consistenze, la Lingua cotta sottovuoto e rifinita alla brace con salsa verde piemontese e caviale, il Risotto ispirato allo spaghetto aglio, olio e peperoncino, fino alla Cotoletta alla milanese, allo Chateaubriand servito direttamente in sala e ai dessert che spaziano dalla rassicurante Tarte Tatin fino a una sorprendente Bavarese con asparagi bianchi, cioccolato e caviale.

Ma c'è un dettaglio che, ça va sans dire, ha attirato l'attenzione del G-Astronauta ancora prima del menu. Basta sfogliare la carta dei cocktail per imbattersi in un titolo che sembra l'inizio di una missione spaziale: "Aperitif on the Moon". Non è soltanto un nome evocativo, ma il filo conduttore di una drink list che trasforma stelle, pianeti e fenomeni astronomici in fonte di ispirazione per l’esperienza di mixology. Il viaggio prende il via con Nova, reinterpretazione del classico Clover Club dove il gin lascia spazio al Rum Brugal Gran Reserva 1888, accompagnato da cordiale di menta e shiso, lampone fresco e da una scenografica bolla all'acqua di lampone che avvolge completamente il cocktail. Il richiamo all'esplosione luminosa di una stella è immediato e rende il drink uno dei più spettacolari della carta.
Si prosegue con Rigel, dedicato alla celebre supergigante blu della costellazione di Orione, una delle stelle più luminose osservabili nel cielo invernale. Qui il classico Gimlet viene reinterpretato con gin, cordiale agli agrumi e timo, dando vita a un cocktail fresco, agrumato e di grande equilibrio. Il viaggio continua con Strawberry Eclipse, ispirato al suggestivo fenomeno dell'eclissi. In questo caso il tradizionale Negroni perde volutamente il gin per lasciare spazio a un incontro tra vermouth all'aceto balsamico e Campari alla fragola, regalando una bevuta più leggera ma ricca di personalità.
Chiude idealmente l'itinerario cosmico Luna Morada, probabilmente il cocktail più originale della selezione. La base di Tequila Reposado incontra una fermentazione di carota viola e una componente affumicata che restituisce al palato una sorprendente profondità aromatica, evocando paesaggi lontani e superfici ancora tutte da esplorare.
Anche l'aperitivo segue la stessa filosofia del ristorante. I cocktail vengono infatti accompagnati da una selezione di crudi di mare oppure da piccoli bites che raccontano il dialogo continuo tra cucina italiana e francese: la madeleine al Parmigiano Reggiano, l'insalata russa con mela verde e ketchup di carota, l'arancino di riso ripieno di ossobuco. Piccoli assaggi che trasformano il bancone dell'American bar in un naturale prolungamento della cucina.
In un panorama milanese sempre più competitivo, Casa Camperio sceglie così una strada personale. Da una parte la solidità della cucina di Roberto Conti, dall'altra una mixology capace di raccontare storie e immaginari. E se una drink list decide di chiamarsi Aperitif on the Moon, al G-Astronauta non resta che sorridere: in fondo, quando la gastronomia incontra le stelle, ci si sente inevitabilmente... un po' a casa. Info e prenotazioni allo 02 4548 4460 e sul sito https://casacamperio.com/.
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