TRA MASI, MALGHE E RIFUGI
VIAGGIO GOURMET IN ALTA PUSTERIA
 

UN GUSTOSO TOUR CON IL G-ASTRONAUTA TRA LE MONTAGNE DEL CAMPIONE JANNIK SINNER, DA SESTO A BRAIES, PASSANDO PER SAN CANDIDO, DOBBIACO E VILLABASSA


In occasione della finale al cardiopalma contro Novak Djokovic alle ATP Finals 2023 di Torino vi promisi un viaggio gourmet tra le vette che hanno dato i natali alla grande rivelazione del tennis azzurro: Jannik Sinner. Il ragazzo, l’uomo, il campione che negli ultimi mesi ha saputo conquistare il cuore degli italiani non solo per lo straordinario talento e i “numeri” da fuoriclasse sfoderati match dopo match, ma anche per il fair play che ha sempre dimostrato. Dentro e fuori dal campo. Qualità a cui il nostro ha saputo aggiungere una buona dose di simpatia e sense of humor, sempre spalleggiato dai fedelissimi Carota Boys.

Una promessa, la mia, che oggi è quantomai d’obbligo mantenere, visto che con il trionfo al Grande Slam di Melbourne e i recenti successo ai tornei ATP 500 di Rotterdam e ATP 1000 di Miami, “Magic” Sinner è salito per la prima volta alla posizione n. 2 del ranking mondiale, diventando a soli 22 anni il più forte tennista italiano di sempre. 

LA LEGGENDA DEL GALLO


Il confine tra le province di Belluno e Bolzano passa dalle Tre Cime, ma la sua definizione è sempre stata una questione dibattuta. Una leggenda narra che i podestà dei comuni di Auronzo di Cadore (nella foto sullo sfondo, scattata dal lago di S. Caterina) e Dobbiaco, stanchi dei litigi, decisero di porre fine alla questione stabilendo che il confine sarebbe stato posto laddove si sarebbero incontrate due anziane signore, provenienti rispettivamente dalle due località.

Le due donne dovevano partire all'alba, al canto del gallo, sotto il controllo di alcuni rappresentanti del comune avversario.

Ma la notte era lunga, e ad Auronzo i controllori si addormentarono nell'attesa. L'anziana cadorina, che stava lavorando la maglia, ne approfittò per punzecchiare il gallo con il ferro da calza, così l'animale cantò e lei poté incamminarsi ben prima dell'alba. Grazie a questo escamotage il confine fu segnato più a nord del previsto, in prossimità del ponte della Marogna. Una leggenda che troverebbe conferma nella sagoma di un gallo con tre buchi nella pancia, quelli lasciati dal ferro da calza, sopra una croce in ferro battuto sul tetto della Chiesa delle Grazie, eretta ad Auronzo di Cadore nel 1743. 

Dunque, eccoci qua. Siamo al cospetto delle Tre Cime di Lavaredo, le monumentali vette simbolo delle Dolomiti patrimonio dell’Umanità UNESCO al confine tra i territori di Auronzo di Cadore, nel Bellunese, e le Dolomiti di Sesto Pusteria, nella provincia autonoma di Bolzano.

È tra queste meravigliose montagne, nel piccolo paese di Sesto (Sexten in tedesco), meno di duemila abitanti, che il 16 agosto del 2001 venne iscritto all’anagrafe il nostro campione ed è da qui che il G-Astronauta vuole partire per un gustoso itinerario tra masi, malghe, rifugi e ristoranti (anche stellati) dell’Alta Pusteria: da Sesto alla volta di San Candido, per proseguire in direzione Dobbiaco, Villabassa e Braies.

Un paio di precisazioni propedeutiche alla lettura: 1- Il tour enogastronomico in Alta Pusteria che vi propongo non è per escursionisti esperti, ma vuole essere adatto a tutti i turisti, toccando luoghi facili da raggiungere a piedi/bicicletta attraverso sentieri o ciclabili percorribili anche dai meno esperti di montagna. L’unico requisito richiesto è l’appetito; 2- Come si evince dalle immagini, seppure con qualche accorgimento si adatti magnificamente anche alla stagione invernale, l’itinerario è indicato durante i mesi estivi (quindi prendete appunti in vista delle prossime vacanze).

Molti dei luoghi segnalati sono raggiungibili anche in macchina, ma in alcuni periodi dell’anno potrebbero essere chiusi – o potrebbero esserci deviazioni/strade limitate al traffico - dunque il consiglio che vi do è di fare sempre una telefonata ai locali indicati (per ognuno, dove disponibile, trovate il link al sito con i contatti) prima di andarci.

Tutto chiaro? Perfetto, indossate scarpe comode allora. Siamo pronti per partire!

 

IL MIGLIO DEL LATTE E I MASI DI MOSO E SESTO 


Come ogni tanto racconto, le mie origini in Cadore mi portano a frequentare le Dolomiti delle Tre Cime fin dalla tenera età di 2 mesi (sì, avete capito bene, i miei genitori mi ci portarono la prima volta quando ero ancora in fasce) e dunque non è un caso che il nostro viaggio in punta di forchetta parta da un luogo particolarmente adatto alle famiglie e ai più piccoli: il parco giochi di Heideckstraße, nella caratteristica frazione di Moso, a Sesto Pusteria, dove tra allevamenti e pascoli di fiori per le api potrete intraprendere una via tematica dedicata a uno dei prodotti tipici più buoni e genuini di queste splendide valli: il latte.

Il Miglio del Latte si snoda attraverso 10 stazioni che permettono di scoprire in modo giocoso tutto su questa importante bevanda: le malghe di Sesto; le razze bovine, l'acqua e il cibo del bestiame; la produzione di latte; il latte e la sua lavorazione; la produzione di burro e di formaggio; i tipi di formaggio e il caseificio. Dopo l’ultima stazione la tappa d’obbligo è proprio allo storico Caseificio di Sesto, che dal 1926 produce latte, ottimi latticini altoatesini, fra cui i tipici formaggi Bergkäse, Graukäse, Stangenkäse, Almkäse, Bauernkäse e vende tanti prodotti tipici.

Prima di arrivare al Caseificio però, se avete tempo, concedetevi qualche tappa e alcune deviazioni sul percorso per conoscere meglio il paese in cui è nato e cresciuto Jannik Sinner.


La prima tappa che il G-Astronauta vi consiglia, da Moso, prendendo la via Alpe Nemes, è al maso Unteroltlhof, a 1450 metri di quota, dove Sonja e Andreas Villgrater allevano una cinquantina di capre, una ventina di pecore, alcuni bovini e maiali, assieme a polli e a un cavallo, producendo nel loro caseificio ottimi formaggi freschi, molli e da taglio a base di latte caprino crudo, latte vaccino crudo e yogurt naturali di latte caprino.

Prima di entrare in paese, dalla stazione a valle della funivia Monte Elmo, salite a piedi lungo il versante fino alla vecchia arfa e proseguite sulla strada fino al maso Kinigerhof, a 1399 metri di altitudine, dalla cui terrazza soleggiata è possibile godere di uno straordinario colpo d’occhio sulle Dolomiti di Sesto. Aperto da inizio dicembre sino a Pasqua e da fine maggio a Ognissanti, offre soggiorni in agriturismo e stuzzica i palati con specialità della casa come la carne affumicata, in particolare speck, salamini e salame contadino, ma non mancano altre prelibatezze come zuppe di orzo, verdure o canederli in brodo, diversi tipi di ravioli, piatti a base di carne di maiale del maso e ottimi dolci fra cui gelato fatto in casa e le torte artigianali.

Da qui potrete riprendere il sentiero tematico di Sesto oppure salire sul Monte Elmo, passando per Mitterberg, dove potrete divertirvi al Parco dell’Olperl oppure rilassarvi e fare un aperitivo godendovi il paesaggio dalle sdraio dell’Helmrestaurant (info su dreizinnen.com per aggiornamenti sugli orari di apertura degli impianti).

A cinque minuti a piedi dalla stazione a valle della funivia Monte Elmo, in via Europa 14, si trova la casa natale di Jannik Sinner, Haus Sinner, casa vacanze in tipico stile altoatesino gestita dalla sua famiglia che affitta - sia nella stagione invernale, che in quella estiva - diverse tipologie di appartamenti con una splendida vista sulle montagne.

Fuori dall’Ufficio Turistico e al Circolo del Tennis campeggiano grandi manifesti con su scritto “Jannik we are so proud of you” e oggi che nel mondo è “Sinner Mania” la tranquilla località di villeggiatura è divenuta meta turistica gettonatissima non solo dagli amanti della montagna, ma anche del tennis. 

Bene. A parlar di tennis vi sarà venuta fame, quindi, se siete ridiscesi a valle il consiglio è di fare tappa in uno dei posti preferiti dal G-Astronauta, l’hotel ristorante Grüne Laterne (Lanterna Verde), un vero must per gustare specialità altoatesine rivisitate in chiave gourmet. Una stube calda e accogliente che saprà conquistarvi con la sua caratteristica atmosfera e le prelibatezze del menu, dall’immancabile “Assaggio di specialità dell’Alto Adige” (Speck, salame di camoscio, salsicce affumicate, formaggi di Sesto, prosciutto affumicato di cervo e finferli), passando per le zuppe come l’irresistibile Vellutata ai funghi porcini, gli ottimi primi come gli Gnocchi di patate pusteresi all’aglio orsino, ragù di trota e pomodorini e Spätzle al farro biologico territoriale su specchio d’ortica, Taleggio, guanciale e croccante di Schüttelbrot o i secondi come le Guancette di cervo cotto a bassa temperatura con il suo fondo di cottura, crauti rossi e cavolo nero. 

Assolutamente da provare lo Stinco di capriolo al forno con crauti rossi alla mela e patate dolci americane fritte e il “Mountain Burger”, alias Burger di cervo con rucola, pomodorini, formaggio di malga e salsa di mirtilli rossi con patate dolci americane fritte e salsa di panna agra ed erbette. Golosissimi i dolci, dalla Sfera al cioccolato con sorpresa di frutti rossi e crumble croccante, alla Mousse al cioccolato valrhona, crumble alle nocciole e frutti rossi all’immancabile Tiramisù.

VERSO SAN CANDIDO, LA PERLA DELL'ALTA PUSTERIA 



Proseguendo a piedi lungo il sentiero che costeggia la SS 52 Carnica, in direzione Bagni di San Candido, un vecchio albergo oggi abbondonato un tempo frequentato dall’aristocrazia asburgica, l’immersione nel Parco Naturale delle Tre Cime è un’esperienza unica che – in circa un’ora e mezza di cammino – vi porterà nell’elegante centro storico della perla dell’Alta Pusteria: San Candido, Innichen per i poliglotti.

Le tentazioni di imboccare qualche sentiero più impegnativo per addentrarsi nel verde selvaggio di queste foreste – ad esempio quello per raggiungere il rifugio Tre Scarperi, dalla Valle di Dentro - lungo il tragitto non mancheranno, ma questo come dichiarato è un itinerario per turisti gourmand e non per escursionisti esperti, dunque rimarremo il più possibile nella comfort zone che prevede un ristoro nel raggio massimo di pochi minuti, onde evitare spiacevoli imprevisti.


Preferiamo una sosta in riva al fiume, godendo della pace che si respira in questi luoghi suonando la chitarra, o leggendo un buon libro  
A proposito di comfort zone, poco prima di entrare a San Candido concedetevi una tappa all’affascinante Parkhotel Sole Paradiso. Come si intuisce dal nome, questo coloratissimo hotel con ristorante, conosciuto anche per aver ospitato la troupe della famosa fiction Rai Un Passo dal Cielo, è un vero angolo di paradiso nel cuore dell’Alta Pusteria. Un’oasi di tranquillità in cui potrete soggiornare, ma anche fare una sfiziosa sosta assaporando le specialità della cucina, o godervi un aperitivo sorseggiando un drink con stuzzichini nel suo meraviglioso parco. Il G-Astronauta consiglia l’ora del tramonto, quando il sole scompare dietro la fitta coltre di abeti e larici che circondano l’hotel, donandogli magnifici riflessi dorati.

Giunti sino a qui, siete a un tiro di schioppo dal centro dell’elegante cittadina pusterese dominata dall’antica Collegiata di San Candido, risalente alla prima metà del XII secolo e considerata il più importante monumento romanico del Tirolo e delle Alpi Orientali.

Nel centro pedonale e lungo via Peter Paul Rainer troverete tanti ristoranti e bar, eleganti negozi di abbigliamento, boutique di prodotti tipici come il Maso dello Speck, Eder e Flora Gourmet e locali alla moda come il bar bistrò Botanic Wachtler, nel complesso di Villa Wachtler. Il residence comprende un ristorante, un grande shop di souvenirs, accessori e prodotti tipici e il bellissimo Museo di storia naturale Dolomythos, nato dalla volontà di una delle figure più eclettiche del territorio, Michael Wachtler, filosofo della natura, documentarista, scrittore, filmaker, avventuriero, ma soprattutto cacciatore di fossili e udite udite…reperti archeologici risalenti addirittura all’Età Giurassica. Insomma, Michael Wachtler sembrerebbe un personaggio uscito da un film di Steven Spielberg, se non fosse che esiste in carne ed ossa e il suo museo, che ospita una delle più grandi collezioni delle Dolomiti, con più di 40 mila visitatori all’anno è una delle principali mete turistiche di San Candido.

Se dopo la visita vi venisse fame, come dicevo non avrete che l’imbarazzo della scelta. A pochi passi dal centro il posto ideale per uno spuntino è il bistrot Rosa Regina, un accogliente bed & breakfast con cucina in cui fermarsi per un breve soggiorno o un gustoso momento di relax in ogni momento della giornata, dalla colazione all’aperitivo. La gentilezza dello staff vi accoglierà nel ristorante con annesso lo shop di prodotti bio. Una location deliziosa, che pone al centro della sua filosofia rispetto per l’ambiente, sostenibilità e valorizzazione dei prodotti del territorio.

E adesso un paio di chicche per i wine lovers: se amate gli ambienti più rustici da taverna l’Enoteca dell’Orologiaio non vi deluderà, mentre se cercate un locale in cui il calore del legno incontra un design più moderno il must è la vinoteque-grappoteque Karadar, che vi stupirà per l’eccezionale selezione di etichette italiane e internazionali, con ampio spazio ovviamente ai produttori dell’Alto Adige. A proposito, se ve lo foste perso, qui trovate il mio reportage sulla  “Südtiroler Weinstraße”, la Strada del Vino del Trentino-Alto Adige. 

Famosa località sciistica con 23 km di piste, tra le più gettonate dell’intero arco alpino, San Candido è servita da cinque impianti di risalita e una seggiovia per il Monte Baranci che parte dal centro della cittadina, dove si trova il campo da minigolf, con cui è possibile raggiungere il rifugio Gigante Baranci e il suo parco divertimenti dotato anche di una pista estiva da fun bob, lo slittino su rotaia che diverte tantissimo il G-Astronauta, ma anche gli adulti (tutte le info su dreizinnen.com). 

Sento già che iniziate a lamentarvi perché non vi ho ancora dato una dritta per qualche maso in zona, quindi eccovi accontentati: al Maso Marerhof, proprio ai piedi della Rocca dei Baranci, le capre e le pecore brucano tranquille le rigogliose erbe di montagna e il loro latte crudo serve a produrre il formaggio di puro caprino e ovino, che poi viene conservato in cantina per quattro o sei settimane, prima di diventare una saporita forma in vendita nel negozio del maso. Cosa state aspettando?

LUNGO LA DRAVA
DA INNICHEN A TOBLACH


Camminan mangiando siamo giunti nel cuore dell’Alta Pusteria, al bivio che, come tutti i bivi, vi porrà di fronte a una scelta: proseguire verso l’Austria alla volta di Versciaco e Sillian (ridente località oltre la quale i più golosi non potranno esimersi dal visitare la fabbrica di cioccolato della Loacker), oppure rimanere nella parte italiana del versante sudtirolese, quella che da San Candido va verso ovest in direzione Dobbiaco, Toblach per i più forbiti.

Il G-Astronauta in questo itinerario ha scelto di rimanere in Italia, un po’ perché Dobbiaco ha una doppia anima tutta da scoprire, un po’ perché questo ci permetterà di conoscere ancora tanti protagonisti del gusto in Alta Pusteria e sconfinare un po’ nel Parco naturale di Fanes-Sennes-Braies, da cui godere di alcuni tra i più incantevoli (e instagrammabili) scorci dei “monti pallidi”.

Da via Pizach a San Candido, poco prima del passaggio a livello della ferrovia, prendete dunque la ciclabile/pedonale della Pusteria, che in tre quarti d’ora di cammino vi porterà a Dobbiaco Nuova con tappa per chi lo desidera alle sorgenti della Drava, affluente del Danubio che è anche il più lungo dei fiumi che scorrono (in questo caso solo in parte) in Italia, a cui sono legati miti e leggende. Ma sarà la cultura a stregarvi, non appena giunti a Dobbiaco Nuova. Qui, all’ingresso della Valle di Landro, si trova infatti il Centro Culturale Euregio Gustav Mahler, l’ex Grand Hotel di Dobbiaco: un edificio maestoso e affascinante, costruito dalla Südbahngesellschaft nel 1878 e che sul finire del ‘900 era luogo di ritrovo per intellettuali, artisti e illustri compositori, oggi sede del Centro Culturale e della Guesthouse della Fondazione, la scuola di musica dell’Alta Pusteria, il Centro Visite Tre Cime, lo “Jugenddienst Hochpustertal” e l’Ostello della Gioventù.  

 
Ma che c’entra - direte voi – tutta questa cultura con il ghiotto tour che vi avevo promesso? C’entra eccome, perché nel grande parco che circonda il Centro Culturale vedrete comparire come una visione il moderno profilo del ristorante Tilia del “cuisinier” stellato Chris Oberhammer, classe 1973, coadiuvato in sala dalla compagna Anita Mancini, sommelier di vini e di acque. Ingrediente essenziale di molte sue ricette sono le patate, che lo chef si procura al Trogerhof di Herbert Taschler, dove si coltivano sei varietà di patate bianche, gialle e rosse. Altro maso della zona da cui lo chef attinge molti ingredienti è il Klaudehof, dove gli amanti degli splendidi panorami troveranno l’appartamento ideale per le vacanze e gli amanti della cucina ogni ben di Dio che la natura di montagna è in grado di offrire. Quello della famiglia Baur non è infatti un negozio nel maso, ma un grande orto, in cui si coltivano patate rosse, blue e bianche, barbabietole, finocchi, lattuga, cetrioli, carote, cavolfiori, cipolle e tante altre verdure.

L’alta cucina di Chris Oberhammer punta a valorizzare i prodotti del territorio, partendo dalla disponibilità di materie prime che sceglie con cura, ogni giorno, anche se il clima di montagna non favorisce gli ortaggi e le varietà coltivabili vengono raccolte nello stesso periodo dell’anno. Da qui il ricorso ad esempio alla fermentazione, agli ortaggi conservati sottovetro e ad altri stratagemmi che permettono di avere la disponibilità di ingredienti genuini a km zero tutto l’anno: dall’insalata che viene frullata e congelata, per essere usata come aroma da aggiungere ai piatti, ad esempio all’orzotto verde servito con le lumache, al finocchio che viene macerato nel miele, con fiori di camomilla e polline, per poi essere servito con uno squisito gelato alla vaniglia. Ingredienti semplici del territorio, lavorati con maestria e impiattati con raffinatezza sono la cifra stilistica della cucina firmata Chris Oberhammer, dove anche il pane è di produzione propria. Le piccole dimensioni della sala e il ridotto numero di coperti (a cena non sono mai più di una dozzina) permettono allo chef di gestire da solo la cucina, dando libero sfogo alla creatività, non solo ai fornelli. I tavoli della sala, ottenuti saldando vecchi pezzi di ferro, sono una sua creazione, così come le sculture in vetro e metallo e i quadri appesi alle pareti.

Usciti dal parco potrete scegliere di proseguire in direzione Cortina d’Ampezzo facendo una tappa al Lago di Dobbiaco, dove troverete più di un ristorantino, oppure salire nella parte alta della cittadina, nel centro storico, dove il consiglio è di visitare il maso di Bernhard Feichter, maestro panettiere sostenitore dell’agricoltura biodinamica basata sui principi di Rudolf Steiner. Dal campo il grano viene portato al mulino di pietra della fattoria, dove viene macinato per diventare farina e passare poi al forno a legna. Si ottengono così gli squisiti crackers e i biscotti biologici, oltre ovviamente al pane biologico sfornato ogni martedì, venerdì e sabato.

Nel centro di Dobbiaco il G-Astronauta ha provato e vi consiglia un salto al ristorante Schlosskeller, per gustare una delle sue specialità: le succulente grigliate di carne e verdure (qui vale anche la birra) o gli ottimi taglieri di salumi e formaggi. Una vera bontà, guardare le foto (e provare) per credere.

BACCHE SELVATICHE A VILLABASSA, DIREZIONE BRAIES


Due indirizzi che non potete mancare nell’itinerario che vi porterà ad ammirare uno dei laghi naturali più belli delle Dolomiti, a Braies, si trovano a Villabassa, a un’oretta di cammino da Dobbiaco percorrendo la strada Frau Emma che costeggia la Statale 49 della Pusteria.

Vi avevo promesso i masi, ebbene il Fasslerhof di Alois Burger è uno di quei luoghi che incarnano l’essenza più autentica della vita in montagna, oggi considerato il pioniere nella coltivazione delle bacche selvatiche in Alto Adige.

Attorno al suo maso da una dozzina di anni coltiva bacche selvatiche che vengono lavorate sul posto e trasformate in deliziose confetture e sciroppi. Assieme al figlio Martin coltiva principalmente l’olivello spinoso, la mela cotogna selvatica e l’aronia, ma anche uva spina, prugnolo e crespino. Tutto senza l’uso di pesticidi, grazie ai numerosi anticorpi naturali presenti nella frutta selvatica. La gamma di confetture e sciroppi si trova in vendita nello shop del maso, ma vista l’elevata richiesta durano poco, siete avvisati.

A poca distanza dal maso della famiglia Burger, una delle cuoche più brillanti della Val Pusteria lavora ogni giorno per stupire i palati con le sue ricette, che nascono con un preciso intento: svecchiare e alleggerire la tradizione gastronomica altoatesina. Parliamo di Helene Markart, chef titolare dell’Hotel Adler, da quasi cinquant’anni ai fornelli. Originaria di Vipiteno, dove iniziò a cucinare, dopo qualche esperienza a Monaco e Milano negli anni ’90 si stabilì a Villabassa, dove assieme al marito Christian Pircher rilevò l’albergo di famiglia di lui, prendendo subito le redini del ristorante.

Affacciato da oltre quattro secoli sulla piazza Von Kurz di Villabassa, il complesso dell’hotel 4 stelle comprende, oltre al tradizionale ristorante con saletta in legno del XVIII secolo, anche un residence con appartamenti per le vacanze e il punto vendita Adlers Laden.

Una specialità che non potete perdervi? Lo squisito Risotto, mousse di caprino, olio aromatico al prezzemolo ed erba cipollina, servito con chips di sedano rapa, patate dolci, schiacciata di pane pusterese e cipolle stufate lentamente nel vino rosso, con l’aggiunta di Porto e brodo. Estasi per gli occhi e il palato.

Siamo quasi giunti al termine del nostro tour, che ovviamente potete percorrere nei tempi e nei modi che preferite, esplorando anche i dintorni dei luoghi che vi ho indicato.

Da via Platari, a Villabassa, percorrendo la ciclabile/pedonale che costeggia la ferrovia in direzione Monguelfo, raggiungerete in circa un’ora di cammino un’altra realtà a conduzione familiare specializzata nella lavorazione di frutta di prima scelta, creando così prodotti di altissima qualità. Parliamo di Alpe Pragas, immersa nell’impareggiabile bellezza della Valle di Braies. La filosofia che caratterizza il lavoro dei titolari Karoline Resch & Stefan Gruber, eccellenti “affinatori di frutta” dall’approccio innovativo e responsabile, punta a ridurre il più possibile l’impatto ambientale ispirandosi alla cosiddetta Eco-Manufactory e individuando quattro obiettivi principali per diventare un’azienda sostenibile entro il 2027: questi spaziano dalla produzione di energia e calore “carbon neutral” alla gestione accurata dei rifiuti, dall’incremento delle attività regionali all’ottimizzazione logistica di tutta la filiera produttiva.

La gamma di prodotti comprende marmellate e composte di frutta senza coloranti, aromi e conservanti, ma anche sciroppi, frutta sciroppata e mostarda dal gusto genuino, 100% naturale

Una “Manifattura del Gusto” in cui immergersi tra i piaceri del palato, acquistando i prodotti nello shop o partecipando alle tasting experience, ma anche visivi, grazie a esposizioni come Save the Dolomites, un progetto fotografico che accendendo i riflettori sulla bellezza e sulla fragilità delle Dolomiti vuole essere anche un messaggio di consapevolezza sull’ambiente e sull’importanza di proteggerlo.

Per i fan del formaggio con latte fieno la famiglia Patzleiner, nel vicino agriturismo Lechnerhof, con caseificio, negozio e caratteristici appartamenti in legno, accoglie i suoi ospiti con visite guidate che sono un autentico tuffo nella vita del masaro, alla scoperta della natura e dei suoi sapori, mentre a un mezz'oretta di cammino il G-Astronauta vi consiglia la malga Rossalm gestita da Herbert Krautgasser, Hebs per gli amici. Qui, accolti dall’immancabile grappino della casa, i buongustai troveranno pane per i loro denti, ma anche patate arrosto, speck, uova all’occhio di bue e altre bontà preparate con gli ingredienti che Hebs seleziona dai produttori locali. Uova e patate dai masi agricoli di Villabassa, latte e formaggi di Dobbiaco, cavoli dai campi di Braies, erba cipollina e ortiche utilizzati per i canederli dai prati attorno al suo rifugio.

Tutti i giorni si servono anche minestrone fresco e piatti di pasta ripiena, come le mezzelune alla ricotta servite con burro fuso, Parmigiano, erba cipollina, polenta, cappuccio e insalata. Il suo cavallo di battaglia? L’Hüttenroast, una sorta di plato combinado in versione crucca che prevede un mix di tutto quello che è disponibile in dispensa, come patate lesse, uova, pasta, speck dei maiali che vengono macellati direttamente in malga, d’autunno. Speck con cui Hebs prepara anche il suo piatto speciale, riservato agli ospiti speciali: l’irresistibile omelette di formaggio alla pastora. Da brivido.

 

Ma non sono solo la grappa, la buona cucina e l’accoglienza qui, a conquistare i passanti. A fare la sua parte è anche il panorama di cui si gode dalla malga. Uno spettacolo della natura che da est a ovest passa in rassegna Picco di Vallandro, Crepe di Val Chiara, Monte delle Rondini, Monte Rudo, Croda Scabra, Cima Nord della Croda Rossa d’Ampezzo, Piccola Croda Rossa d’Ampezzo, Croda Rossa e Torre Rossa. Vi lascio immaginare cosa significhi ammirare l’enrosadira (fenomeno ottico per cui vi rimando alla ricerca su Bing) in questo scenario.

Se l’esperienza mistica vi procurasse un senso di disorientamento, vi trovate a circa 6 km dal lago di Braies, che potete raggiungere a piedi o in macchina, a seconda di quanto vi sentite appesantiti, tenendo presente che da luglio a settembre l’accesso alla valle è per ovvie ragioni limitato e il parcheggio del lago è a pagamento. 

Lo spettacolo che vi aspetta vale certamente il prezzo del biglietto, visto che il lago di Braies è senza dubbio una delle gemme d’alta quota più preziose e visitate dell’intero arco alpino, un gioiello verde smeraldo incastonato tra pareti di roccia uniche al mondo. Uno spettacolo che, se posso permettervi di darvi un ultimo consiglio, vale la pena ammirare la mattina presto, avvolti dal silenzio, quando ancora non è preso d’assalto dai turisti. Le immagini che ho scattato, qui sotto, parlano da sole e le stube per trascorrere una notte in zona non mancano.